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L’aria è sospesa oggi…nubi dense come il fumo delle fabbriche hanno coperto quel cielo che, ieri sera,mi aveva concesso di vedere una limpida e perfetta coltre di stelle.
Nubi comparse, giust’appunto, per farmi notare che il mio umore non è discorde.
Sono delusa, amareggiata da non credere. Infuriata.
Il mio scetticismo verso le amicizie oggi ha raggiunto il culmine, soprattutto verso quei rapporti che erano già pronti a spaccarsi in mille pezzi come un vaso di porcellana in bilico su un’asta; infine, come era ovvio, è giunta anche la scossa finale e il vaso si è frantumato, cospargendo rumorosamente il pavimento di tante piccole biglie colorate da ricordi che, mi rendo conto, non hanno più alcun significato.
Ricordi su cui si è spento il sole. E stranamente è meglio così.
Cosa rimarrebbe da dire a questo punto? Se prima ritenevo possibile portare quel vaso in un posto più sicuro e, se qualcuno mi avesse aiutato, lucidarlo, adesso credo sia veramente inutile (un’idiozia pura) impiastricciarsi le mani di colla per qualcosa che ormai è irrecuperabile, qualcosa a cui hanno levato tutto il suo valore.
Ed è inutile stare lì a giocare con i cocci, rischierei per tagliarmi, per amareggiarmi di nuovo. E ormai ho capito che non ne vale la pena. L’aria è sospesa, così come questa penna è spesso rimasta immobile sul foglio, forse per la confusione…molto più probabilmente per la rabbia…nessuna si aspetta certi schiaffi, certe offese, dalle persone su cui una volta facevi affidamento, anche se la situazione è cambiata.
Certi colpi sono intollerabili, quando derivano dalla ridicolezza delle persone. Allora finisce tutto.
Chiuso. Buttato nella spazzatura come una continua presa in giro. Inutile come chi se ne fa portavoce. Insignificante, come ogni cosa che diventa soffocante. Come possono le persone essere così squallide? Una persona un giorno ti sta accanto, il giorno dopo ti staccherebbe volentieri la testa a morsi. Un giorno ti è amica, un giorno fa di tutto per calpestarti.
Ma con me non è possibile.
Nessuno mi metterà i piedi in testa. Perché l’avevo capito che era tutta una falsa, mal riuscita a dirla tutta.
Come può una forma d’affetto, quale l’amicizia per esempio, andare e venire come la corrente nelle case durante i temporali? Come può un’amicizia essere definita sincera se l’unica cosa che uno vuole è far prevalere le proprie stupide pretese e la propria volontà infischiandosene degli altri? Come si può, in un’amicizia vera, sopravvivere decentemente se per ogni piccola cosa si pretende la vendetta, la surclassazione, la glacialità, l’astio? Non fatemi ridere.
Posso avere tutte le colpe di questo mondo, ma quello che nessuno, e sottolineo nessuno, può rinfacciarmi è che l’amicizia non rientri nelle mie priorità: io tengo all’amicizia, a quell’autentica di preciso, quella della fiducia, del rispetto dell’altro, del “ciò che è mio è tuo,e ciò che è tuo è mio”, del “facciamo una sciocchezza, sarà un’impresa epica solo perché l’abbiamo fatta insieme”, quella della difesa incessante di chi ti sta vicino.
Amicizia significa anche giocarsi tutto per dimostrare all’amico quanto è importante, aiutarlo e coccolarlo anche se ogni tanto sbaglia, farlo ragionare, e cercare di capire cos’è che non va se sta giù o si allontana.
Ma chi fa finta di niente e continua a vivere la sua vita serbando solo rancore come una pianta avvizzita, senza chiedere spiegazioni, dovrebbe dare una profonda ripassata alla materia “amicizia”.
E chi crede che l’amicizia sia solo fumarsi una sigaretta insieme, farsi due chiacchiere dopo scuola e vantarsi un po’, o magari uscire con l’altro solo perché non c’era nessuno che ti accompagnava a fare un qualunque servizio dell’amicizia non ha mai capito niente.
Del resto, io non giudico nessuno, pertanto pretendo che nessuno si azzardi a giudicare me, sia pure per la cosa più piccola.
Io sono qui, sono quella che sono, con i miei pregi - per quanto pochi essi siano- e con i miei difetti - per quanto infiniti e abissali essi siano -: i miei difetti li conosco benissimo, ma sono io che ci convivo, i miei difetti vanno a lesionare me stessa, non gli altri: perciò state zitti.
Non pretendo di essere accettata, è chi mi trova speciale che viene a cercarmi.
È chi mi trova speciale che si affeziona a me e rimane al mio fianco.
Degli altri non mi importa niente, se non vado loro bene se ne vadano, io non metto catene.
Non voglio piacere a tutti. Non ne ho bisogno.
Per quanto possa io essere debole, sono capace anche di resistere da sola.
Non voglio essere criticata. Anzi, accetto di essere criticata da chi è migliore di me, non da chi è peggiore.
Come diceva James Joice “ Si può passare sopra un morso di lupo, ma non sopra un morso di pecora”.
E c’è anche chi si permette di giudicare me senza guardare lo schifo che si lascia dietro. Parlano loro di esame di coscienza. Abbiano almeno l’accortezza di tapparsi la bocca invece di parlare a sproposito.
Sensibile. Si, lo sono, a modo mio. Sensibile per le sensazioni positive ma soprattutto per quelle negative. Comprende anche la rabbia. E la repulsione verso chi dimostra di non meritarsi nulla. Suscettibile, tanto. Indipendente e rompiballe. Esuberante ma iperemotiva. E pignola nei rapporti con gli altri e testarda nelle idee. Quando devo però faccio funzionare i neuroni, e se ho torto me ne rendo conto. Mi rendo conto anche se il torto è degli altri, quando è torto marcio.
Paradossalmente c’è chi reputa di conoscermi e questo ancora non l’ha capito.
Peggio per loro, se pensano di potersene approfittare. Peggio per loro, perché in una superficialità radicata come la loro non capiranno mai un accidente della vita e delle persone che hanno accanto. Peggio per loro, perché io potrei aprire il cuore a tutti ma non hanno capito neanche questo perché meritano solo di stare con chi è peggio di loro.
Può essere che si siano persi qualcosa di grande.Ma spesso le cose grandi sono anche le più delicate,bisogna saperle maneggiare con cura. Chi è superficiale questo non lo sa.
Ma io rido, perché il mio tesoro è ancora intatto.
Rido, perché non ho permesso a nessuno di strapparmelo,né di strapparmi la dignità,né la forza di voler bene chi mi sta vicino.
Io credo in me stessa.
Non ho perso fiducia nelle amicizie, ma in questa amicizia. Ma ho capito che non importa.
La forza per continuare la mia strada ce l’ho, tantissima, è ancora integra.
E non sono sola, ho la fortuna di avere chi mi ama veramente al mio fianco.
Ho l’amore vero a sostenermi. È lui che mi da la mano e improvvisamente tutto è storia.
Un capitolo chiuso. Sono già pronta a scrivere una nuova pagina.
24 Novembre 2008, ore sei del pomeriggio.
Nessun rimpianto.
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...Carmen...unica a modo mio...
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